martedì 7 novembre 2006


domenica 5 novembre 2006

12 ore per la vita - parte seconda (da oggi con il 30% di metafore in più)

7° ora – 14.00

Io volevo andare via. Io qui non ci volevo venire. Me lo continuo a ripetere come facevo da bambino quando mi ero stancato di un posto. Ho messo il broncio, mi comporto in maniera infantile: comincio a stropicciarmi gli occhi. Mi è passata totalmente la voglia di lavorare: se il telefono squilla comincio a rispondere solo si oppure no, esordendo con “Pronto” o con “Chi è?” – chiedendo mi lascino stare durante il riposino pomeridiano. In un culmine parossistico chiedo di richiamarmi tra un’ora che adesso non ci sono. Ripenso a tutti i letti che ho avuto, dedico sonetti d’amore al piumone. Mi disegno a fumetti mentre dico una sola lettera : Z.

8° ora – 15.00

L’anima pia della marketing manager mi porta un caffè: io avrei bisogno di una pianta di cocaina da infilarmi su per il naso con ancora aggrappato un cocalero colombiano. Parlo solo quando strettamente necessario, privilegiando espressioni onomatopeiche (burp, prot, sob) e rumori corporali (burp, prot, sob ). Arrivato all’ottava ora non distinguo più lo spazio che ho intorno: comincio a considerarlo come un’estensione della mia coscienza, qualcosa di fin troppo familiare, una sorta di utero surrogato, qualcosa di ancestrale. Sempre all’ottava ora, prendo un catalogo ikea dalla cassetta della posta e comincio a progettare il nuovo arredamento di questa che ormai è a ragione considero casa mia…la scrivania toglie tutto lo spazio…magari ci metto un bel TYLÖSAND.

9° ora – 16.00

Abbandono qualsiasi proposito di arredamento, anzi abbandono qualsiasi proposito di miglioria dell’ambiente lavorativo. Comincio a pensare ardentemente alla rivoluzione proletaria. Cerco senza successo di scovare un buon compagno Folagra all’interno dell’azienda (la pecora “rossa” Folagra) per fondare un collettivo di resistenza autonomo all’interno della stessa e rivendicare e concertare benefici contrattuali, orari di lavoro umani o al limite dei buoni pasto. Sono pronto a ciclostilare il mio anzi il nostro manifesto politico ma mi accorgo di essere solo, senza la partecipazione delle masse. L’utopia viene oscurata del fumo dei gas di scarico dei Suv dei dirigenti che vanno via. Consapevole del mio fallimento politico, chiedo declassamento da Scimmia receptionist a Pianta ornamentale.

10° ora - 17.00

Mi ricordo che ero una persona educata, pulita e profumata solo poche ore prima. Ero. Quell’individuo non esiste più, fagocitato da una essenza ferina che albergava in me da tempo sconosciuto. Stravacco nella sedia, mi slaccio le scarpe, sono sudato e scapigliato. Sono l’ombra malvagia di quello che ero, sono qualcosa che non riconosco più. Il telefono per rispetto non squilla più, se lo fa, con deferenza, prima chiede permesso. Rutto al passaggio di un collega che fa finta di non capire. Mi saluta. È un tragico errore.Gli rispondo Mavaiafareinculoacasaluridosaccodimerdaciucciacazzidelpresidente, inculotueilpelatodimmmerdachenonseialtro..
A lui è sembrato un semplice “ciao”. Scivolo in una dimensione surreale.

11° ora – 18.00

Inizio un viaggio extra-corporale. Le dimensioni così come le conosco non esistono più: tutto si stira all’infinito, tutto si tende all’orizzonte. Fasci di luce prima e quadrati di bianco poi. Le prospettive si annientano. Le proporzioni si azzerano. Ogni cosa è rettangolo, quadrato, triangolo di colore. Un colore puro per ogni forma e grandi linee nere che dividono una sezione dall’altra. Le mie mani sono piatte e pesano come l’aria. Una persona entra nel mio campo visivo ma non distinguo nulla di lei; parla nella mia direzione ma dalla sua bocca vedo formarsi soltanto una chiave di violino che subito scoppia come bolla di sapone. Poff. Sono in un quadro di Kandisky o forse di Mirò. Il telefono squilla e mi riporta alla realtà: ho dormito 13 minuti con gli occhi aperti. Alla signora all’altro capo del filo racconto con umiltà la mia intera vita.

12° ora – 19.00

È tutto finito, è tutto finito. Me lo ripeto come un mantra per liberare la testa da tutti i pensieri della giornata, da tutte le chiacchiere che ho dovuto sopportare, da tutti i timbri vocali che ho dovuto ascoltare, da tutte le lamentele proferite con tono accusatorio, da tutti gli individui che non si assumono le loro responsabilità e vogliono rifarsi su un centralinista, da tutto il marcio che ho visto, dalle chiacchiere caustiche e dai giudizi spietati che ho sentito volare tra un reparto e l’altro. È tutto finito, è tutto finito. Con l’ufficio praticamente deserto passo l’intera ora a rimettermi in sesto, a riordinare le mie cose non tradendo mai la smania di fuggire con un gesto troppo avventato delle mani.

Epilogo

Ore 19.58. L’Anonimo è pronto per uscire: è l’ultimo ad uscire, anche questo fa parte dei suoi compiti. Non è poi così stanco (non sono poi così stanco, mi dico). Potrebbe anche fare qualcosa stasera (potrei anche fare qualcosa, mi dico). Non è stata poi una giornata così pessima (non è stata poi una giornata così pessima, mi dico.) Ore 19.58: il telefono squilla. L’Anonimo lo guarda con sospetto. Il telefono continua a squillare, un’armonica più in alto. L’Anonimo si guarda intorno con circospezione: l’ufficio è deserto. Il telefono ruggisce. L’Anonimo risponde con un: “Sì?” piccolissimo. Un signore comincia a parlare, dal tono sembra essere un pensionato: “no perché io volevo sapere pronto ma mi sente?””?”” È che io non capisco una cosa che voi fate scrivere un sacco di gente che non ci capisce poco o niente che voi siete bravi che non vi fate pagare ma che poi uno alla fine fa i conti ma tanto bravi non siete perché i soldi sono necessari e allora cioè lei capisce no io mi chiedevo ma per voler scrivere posso venire lì e fare un colloquio che a me queste cose dei “curricoli” non piacciono poi tanto……”.
L’Anonimo non dice nulla. Appoggia la cornetta sulla sedia e in silenzio, lentamente, se ne va. Resta solo un ufficio vuoto e un’incomprensibile sconnesso borbottio uscire dalla cornetta.

Sipario

venerdì 3 novembre 2006

12 ore per la vita - parte prima

Prologo

Otto meno qualcosa, L’Anonimo fa un sogno strano. Ehi, ma guarda che roba, c’è uno che sembra me che sta spegnendo la sveglia…e ora che fa…ah ecco ora si alza…si guarda intorno…fa freddo eh…via subito a lavarsi e a mettersi i panni pesanti per la giornata…sembra davvero rincoglionito…e ora?...eccolo in cucina, mangia veloce un cornetto mentre bolle l’acqua per il te…finisce di fare colazione…si sciacqua di nuovo il viso…adesso sta parlando da solo…ma che giornataccia oggi, dice…ma che giornataccia oggi, dico. Esco dal sogno o forse no, ma sicuramente esco di casa alle 8. Grazie ad un intricato sistema di sostituzioni e cambi di turno mi aspetta un turno di 11 ore alla reception dell’ufficio dove lavoro di sera; 11 ore a rispondere al telefono. Questa è la fredda cronaca degli eventi così come sono accaduti.

1° ora – 8:00

Scendo in strada imbavagliato dalla sciarpa, col cappello calato fino alla gola, due maglioni e tre magliette. Se non fossi sicuro di avere troppo caldo dopo metterei anche la calzamaglia. Fa un po’ freschino. Passo il tempo in fermata in contemplazione di quell’ uomo slavo che impettito aspetta il bus solo in maglietta a maniche lunghe e smanicato guardandomi di traverso con vivo disprezzo per la mole sconsiderata di abiti che ho indosso sicuro segno per lui della mia effeminatezza di uomo occidentale (più occidentale di lui intendo). Comincio a fantasticare sulla presenza di globuli rossi pelosi all’interno dello slavoide: avvolto in questi pensieri arriva il mio autobus. In totale stato catatonico cerco di racimolare gli ultimi momenti di riposo utile, incastrato in piedi tra un teen-ager sprizzante acne e una donna fatta a botticella. Arrivo trafelato e comincio a sbadigliare: sarà l’unica cosa che ricorderò di aver fatto per tutta la giornata.

2° ora – 9:00

Alla spicciolata cominciano ad arrivare i “colleghi”. Preso bene dall’atmosfera rilassata dovuta all’assenza del capo ufficio saluto con fervore e fare amichevole chiunque mi si presenti davanti dicendomi solo cia- , cinguetto giulivo un’aria lirica e mi offro disponibile per ogni pausa caffè da qui alla fine della giornata, cerco di cementare il collettivo, instauro un rapporto di cameratismo serrato con i “colleghi” maschi parlando di donne calcio e ancora donne. Rispondo alle prime telefonate della giornata con tono educato e voce guizzante, fornisco più informazioni del dovuto a chiunque chiami, rivelando anche alcune scorciatoie per evitare inutili code telefoniche. Mi dico che sarà un’ottima giornata.

3° ora – 10.00

Lo stomaco comincia a rigirarsi: sembra che dentro ci sia un serpente attorcigliato che scorreggia. Cerco di non pensarci, è solo la terza ora mi dico. Cominciano imperterrite le telefonate: a decine. Dedico ancora troppo tempo a ciascun interlocutore, praticamente parlo per un’ora intera ripetendo sempre la stessa frase: per favore chiami più tardi, in questo momento sono tutti in riunione…sì noi le riunioni le facciamo di mattina e di venerdì…si grazie buongiorno; oppure…no guardi non ci sono giornalisti oggi…richiami lunedì o al limite domenica sul tardi…si ecco il numero di fax…si grazie prego buongiorno a lei…ed infine…prego mi lasci pure tutti i suoi recapiti la farò richiamare il prima possibile. Spesso il prima possibile è lunedì. Della settimana successiva. Comincio a sentirmi disidratato e con la lingua pastosa; ogni tanto la testa ciondola pericolosamente in avanti mentre gli occhi si chiudono seguendo lo stesso identico meccanismo delle bambole.

4° ora – 11:00

Le telefonate continuano a decine ma ormai ho preso l’andatura: riesco anche a fare altro mentre parlo al telefono. Mi leggo un giornale intero e due articoli della mia rivista preferita controllo la mail due volte mando una mail a mia sorella per dirle di fare la spesa visto che a casa l’unico cibo rimasto siamo noi due controllo un paio di termini su wikipedia e un paio di parole sul De Mauro butto giù un disegno e abbozzo un progetto faraonico di fare la caricatura di ogni personaggio dell’ufficio. Ormai sono entrato in una prima fase di trans-agonistica in cui il sonno sembra debellato e ogni cosa riesce facile, anche due insieme. Il morale delle truppe è alto, sono ancora ben viste confidenze intime gossip sull’ufficio e pacche sulle spalle. All’improvviso però vengo colto da una leggera perplessità sul senso della vita in quel preciso momento. Le certezze cominciano ad incrinarsi. Vedo palline bianche ogni volta che pronuncio il nome dell’azienda.

5° ora – 12:00

Sbavo. Per la fame il serpente nello stomaco ha cominciato a mangiare se stesso, digerendosi e continuando a scorreggiare. Se tendo l’orecchio mi sembra di udire delle bestemmie pulite provenire dalle mie frattaglie. Ogni telefonata ricevuta è accompagnata da un’imprecazione, come fosse un attentato alla mia stessa integrità fisica. Le risposte si fanno laconiche. Faccio confusione e metto i termini cercati prima su wikipedia all’interno delle conversazioni telefoniche: si buongiorno…no non c’è nessuno con cui può parlare…Kurt Vonnegut…Divina Idiozia…si come dice?? Si certo…buongiorno grazie. Attesa spasmodica e conto alla rovescia dei minuti mancanti alla pausa pranzo prevista per le ore 13. I colleghi sono visti come possibili pietanze: li vedo aggirarsi come cacciagione in periodo venatorio, come fagiani saltellanti in cravatta Regimental. Sbavo quindi sono.

6° ora – 13.00

Pausa pranzo. Rigorosamente non retribuita. In un lampo di lucidità spengo il centralino, mi alzo, barcollo, raggiungo il bagno e libero qualsiasi essenza animale. Mi dirigo obnubilato dalla fame verso la pizzeria del sempre caro Egiziano. Considero l’ipotesi di lasciargli il mio curriculum con preghiera altissima di assunzione anche solo per il resto della giornata: con uno sguardo colmo di pena invoco un trattamento di favore o almeno un’intossicazione alimentare per mancare visita. Ma l’Egiziano come ogni pizzaiolo di generazione importata ha il suo codice deontologico alimentare: mi offre in cambio di sposare sua cugina e di trasferirmi seduta stante a Il Cairo. Declino l’offerta ma mi ritrovo con malinconia ad osservare le corriere che vanno in Romania. Sono le 14. Non ho fatto il biglietto. Ricomincio a lavorare. (...continua).

giovedì 2 novembre 2006

Io Oooodio l'inverno

Ondeggio come un cretino, intirizzito dal freddo, tutto involtolato nel mio cappotto di fustagno che mi ricorda come sempre che vuole essere usato con parsimonia, altrimenti mi tradirà nel momento dell'eleganza usurandosi sui gomiti a formare come una bruciatura; proprio come io mi immagino tanti cappotti segnati dal tempo e dai tavoli dove hanno incrociato conversazioni. Guardo il mio cappotto e vedo l'autunno; poi mi guardo intorno e capisco che l'autunno non esiste già più: è freddo da congelatore, freddo da ghiaccio secco sulla pelle. Nemmeno l'altro giorno sembrava estate, tutti a dire di non saper più come vestirsi, io a dire che era la fine del mondo. Se quella era la fine del mondo degli uomini, allora questa è la glaciazione che stermina anche la natura. Tutto questo per scrivere qualcosa certo, un po come fanno i telegiornali che parlano di maltempo in apertura, ma soprattutto per dire come mi accorgo del cambio di stagione. Io me ne accorgo mettendo le mani in tasca al cappotto e trovando qualcosa che lì dentro è rimasto per almeno 8 mesi. Le persone comuni trovano soldi, bigliettini o fazzoletti. Io trovo medicinali. Inverno ti odio. (non è che stimi di più l'estate, ma inverno odio te e i tuoi raffreddori (daddeddodi) )

martedì 31 ottobre 2006

Il blog dell'infelicità

Controllando Shiny Stat (strumento che io gradisco al limite della paranoia) scopro che un'utente non meglio identificato ha raggiunto questo blog digitando la seguente chiave di ricerca: infelicità blog (tralasciando chi invece ci è arrivato digitando posacenere piantana :o ). Caro/a Amico/a che cerchi blog dove regna la tristezza e la depressione la fa da padrone, caro/a amico/a che ti aspetti di trovare post umilianti e confessioni di ansie suicide da parte dei loro scrittori, caro/a amico/a che forse hai cercato infelicità blog per sentirti migliore in questo triste giorno (forse per te è stato un triste giorno, io certo non lo posso sapere, io ultimamente sto tanto in pace...) o forse perchè volevi vedere dei blog lontani dai riflettori in cui le persone scrivono cose patetiche soltanto perchè ne hanno bisogno invece di fare intrattenimento creando personaggi improbabili: a te, caro/a amico/a posso dire una cosa: la tua ricerca è finita. Sei nel posto giusto! :) anzi :( Passa ancora di qui e appalesati anche in forma anonima nei commenti, dicci la tua sul perchè e il per come hai pensato di cercare l'infelicità nei blog, su quello che hai trovato e se la tua vita è davvero migliorata (e non dimenticare di dirmi se hai trovato davvero il mio blog meritevole di una ipotetica classifica dei blog dell'infelicità). Io, nel mio piccolo, che poi è questo blog, farò del mio meglio per scrivere sempre qualcosa di inutile, triste, malinconico, ridicolo, perchè alla quantità preferisco la qualità, e lo farò per farti contento e per dimostrarti che quello che cerchi esiste e perchè magari, coi tuoi consigli, il mio può diventare davvero un gran bel blog dell'infelicità (ma non necessariamente io un blogger infelice). Mestamente ringrazio (notare che mi sto già applicando), fraternamente vostro, L'Anonimo

lunedì 30 ottobre 2006

Autoritratto (blogspot ti odio ma questa è una questione personale)


Saluti.

sabato 28 ottobre 2006

Rewind III : 18 Febbraio

Ancora sono qua, si lo so non ti sei accorta, aspetto di vederti, col cuore sempre in gola, non mi esce mezza parola. Passa ancora tempo, sta per scadere, me ne rendo conto, ma non trovo mai il momento e in te non vedo passione, sarà solo il riflesso di un vecchio amore. Resto ancora qua, a guardare il vetro sporco, piange il mio riflesso ma non lascia traccia: un'alibi di ferro. Passano sempre i giorni, il rito si rinnova, la natura mia scherza: lega la mia lingua; di me non saprai nulla.
Intanto ho perso un dente, nell'attesa di chiamarti; ormai sei lontana: ricordi anche solo una parola? Resta il mio fantasma, ricordo muto e senza storia, da qualche parte dentro...si da quella parte...dentro te. Continuo a riempir fogli, con le ombre dei tuoi occhi, non ci sono ricordi da potere raccontar. Non ho voglia di parlare, solo voglia di dormire, non pensare al mio silenzio, lasciar crescere il rimpianto.

venerdì 27 ottobre 2006

Continuo a comprare libri, ma questa volta non c'è stato nulla di storto nell'acquisto. Continuo a comprare libri; questo è il fatto, innegabile, che vale come scontrino fiscale. Continuo ad accumulare pagine su pagine e sono sincero se mi dico che non sono acquisti puramente occasionali, che non sto comperando per l'ossessione di avere, per l'ansia di accumulare, per il piacere ambidestro del possesso: li compero per un bisogno mai così puro di sapere, per la voglia quasi infantile di sporcarmi le mani con tutto quell'inchiostro. Sperando così che di trovarlo ancora umido; tanto il calore con cui li sfoglio che vorrei mi si sciogliessero davanti: immagino così, per gioco, ad occhi aperti, ed ecco, le parole e le frasi intere cominciano a tremare per poi danzare sul loro posto, felici di piroette e di svolazzi, volteggiano per il foglio fino ad incanalarsi, a forma di imbuto, verso l'impugnatura e dal centro da sopra da sotto scivolano nelle mie mani ed io, finalmente, libero e potente getto questa acqua nera, di storia e di passione, di lettere a migliaia, sul mio viso assetato di emozione. Luce. Rinfrancato appagato e improvvisamente sveglio, quasi accecato dalle idee di persone sceltissime o anche no che per secoli hanno scritto affidando le loro epoche al narrare muto della carta. Capisco che per me un libro, sopratutto ora, è un amico. E mi scorrazza - mi sollazza si confida mi ispira - respira nuota e mai annega - e si confida e mi porta via con sè; io con lui - che non esco mai - volo via, un mondo più in là - pronto a guerreggiare ad osservare a nascere ad onorare ad infierire - insomma - a mischiare il mio naso tra milioni di altri nasi, tra milioni di altre storie. Mi ritrovo con un fine settimana alle porte e qualche migliaio di pagine scritte, tutte comprate una sull'altra - tutte a caro prezzo e senza nessun senso di colpa. Mi ritrovo con la mia barricata di carta tenuta su dall'inchiostro che si secca; in questa solida fortezza di immaginazione. Mi preparò così a questa guerra settimanale tra ciò che è giusto per me e ciò che dovrei fare come gli altri. Non resta altro che scavare trincea nel solco bianco tra due righe e da lì attuare la mia divertita resistenza.

Saluti

mercoledì 25 ottobre 2006

Rewind II: Call And Response

Scriverai anche quando non sarà successo nulla? Sì. Scriverai anche quando i giorni passeranno identici e vuoti? Sì. Di cosa scriverai quando ti sembrerà che le ultime ore siano state solo un guardare attonito un muro bianco? Scriverò di quanta calma ne ho ricevuto e di come un muro bianco, se non è attraversato da ombre può diventare una distesa infinita di cielo. E che altro poi? Allora scirverò della pace che trovo in me e della cadenza perfetta dei battiti delle mie ciglia, che mi indicano allo stesso modo di quelli del cuore, il ritmo lento del mio vivere. Sono momenti puri perchè privi di interferenze, lunghi momenti, situazioni in cui non recito nessuna parte perchè non c'è spettatore che guarda, non c'è folla che osserva curiosa. Ma ti ascolti quando parli? Lì, dove si rivela la mia vera natura e vedo il mio vero me stesso specchiarsi nelle azioni che compie trascinandosi la sua pigrizia e combattendo le isterie, le frenesie, le febbri dell'illusione. Non c'è nient'altro? Cominci a diventare noioso. A quel punto scriverò qualcosa di patetico. Perchè qualcosa di patetico? Per avere pietà e rispetto di me. Non capisco. Pietà per quando il morale sarà basso e l'autoanalisi si farà pericolosa, colpendomi forte cercando di mettermi al tappeto; rispetto per quando la battaglia sarà finita e andrò a testa alta sorridendo pensando alla persona che sono e momento che è passato. In qualche modo orgoglioso di me. Dici sempre le stesse cose, lo sai? Sì, ne sono consapevole. E ora come ora sei patetico o orgoglioso? Non ho umore, preferisco guardare le cose, eeguire i compiti. Navigare a vista su un mare senza vento: l'importante è non perdere di vista l'abbraccio sicuro del golfo, il conforto della costa. Avanti sentiamo questa cosa patetica. Era tutto quello che ho appena detto. Lo riconosco è veramente penoso il modo in cui parli. Complimenti. Grazie mille.

martedì 24 ottobre 2006

Composizione 2003


In fin dei conti io mi sono fatto il blog solo per mettere online i miei disegni e farli vedere un po in giro. Che poi i disegni siano incomprensibili proprio come quello che scrivo, beh, questo è perchè sono un maestro della paranoia.

Saluti

lunedì 23 ottobre 2006

Rewind: Materiale di risulta non postato

Vorrei tornare ad oggi pomeriggio, o forse a quello di ieri. Ma se decido di giocare a questo gioco allora riparto direttamente dal via. Eviterò di mostrarmi ridicolo celebrando una quanto mai fantomatica rinascita mia sotto nuovo e più determinate spoglie. Mi piacerebbe però tornare qualche ora indietro. Solo qualche ora. Non che questa sia stata la giornata più importante della mia vita, ci mancherebbe...(ed è inutile che io ora mi chieda quale invece lo sia stata). Se non avessi avuto il capriccio e l'intenzione di dedicargli queste poche righe domani non ne avrei già più ricordo. Ne sono certo. Però preferisco tornare a questo pomeriggio piuttosto che alla settimana scorsa per le sensazioni che ho sentito accompagnarmi fin dalla stessa mattina di oggi. La pace. Un sentimento di calma, un vento di immobilità eppure fragrante di vita. Ogni gesto misurato, le reazioni composte; proprio come si comportano le persone quando smettono di essere immature. Oggi poteva essere un giorno come un altro ed in effetti lo è: non mi segnerò nemmeno la data. Eppure c'è qualcsoa che lo ha reso diverso, qualcosa che sento ancora qui, concreta. Forse una ruga di saggezza sulla fronte o una lacrima di sapienza negli occhi. O forse più semplicemente oggi ho avuto riguardo di me. Mi sono voluto bene guardando lontano, in alto, sopra le teste e passeggiando da solo. Così, senza sentire il dovere di chiedere di qualcuno o di dover fare qualcosa. Solo con me stesso e notare la coscienza silenziosa per la prima volta dopo tanto tempo. Niente processi, niente accuse nè giustificazioni...libera la mente, guarda che bel cielo pieno di gocce di pioggia...non ti rende felice sapere che stai andando senza aiuto?

(tutto questo lo pensavo un pomeriggio di quasi un mese fa e ritrovo il foglio solo ora: l'ho messo qui come tutto il resto solo perchè sono disordinato. Seguiranno altre puntate da recuperare. Saluti a chi passa di qui e riesce a leggere i post fino alla fine senza addormentarsi o mandarmi a quel paese).

venerdì 20 ottobre 2006

L'Anonimo Vs L'Omonimo


L'ANONIMO
L'Anonimo ha un nome comune e un cognome meridionale, eppure al di fuori del paese del padre non ha mai incontrato nessuno che si chiamasse come lui. Eppure.
L'Anonimo manda il suo curriculum ad una sua amica, gli ha detto che dove lavora, TIC System, cercano qualcuno da assumere: lei manda il curriculum in questione all'ufficio delle risorse umane.
Viene assunto qualcun'altro.
L'Anonimo se ne fa una ragione.
Passano due giorni e il tizio neo assunto rinuncia.
L'Anonimo torna prepotentemente in lizza per l'impiego.

L'OMONIMO

L'Omonimo si sveglia, si mangia una sfogliatella, beve il suo caffè, ringrazia San Gennaro e invia il suo curriculum alla TIC perchè non ha un cavolo da fare e il suo lavoro è cercare lavoro e poi... il Napoli ha giocato la sera prima e lui oggi ha la testa libera. Si beve un altro caffè e se ne fotte.

EPILOGO

Passano alcuni giorni: L'Anonimo riceve informazioni. Alla TIC risulta che egli lavora già per loro.
L'Anonimo non capisce, da lì a breve gli spiegano cosa è successo: la TIC ha appena assunto L'Omonimo per un altro progetto. Vedendo lo stesso nome e cognome anche sul mio curriculum i selezionatori pensano che questo appartenga al neo assunto. Buttano il mio cv. Viene assunta una terza persona.

Sipario

mercoledì 18 ottobre 2006

ma tu a vedere capossela alla notte bianca ci sei andata che non te l'ho mai chiesto?
purtroppo no
(nel frattempo sono pure scesa a comprare le sigarette)

allora meriti l'infelicità :)
lo so nn me lo dire
motivo per cui non ci sei andata?
ero in abruzzo e nn potevo tornare a roma
e l'abruzzo non è bruciato per la colpa e la vergogna?
quasi
non è andato in autocombustione?
ho rosicato come mai nella mia vita
ora sai che tutta la tua infelicità proviene dal fatto che non ci sei stata
eh si
figurati che io ci sono andato da solo
beato te
si infatti sono stato da dio
e ci credo
poi se mi incontravi il mese scorso ti sapevo dire quello che ho provato
adesso me lo sono scordato
perchè
e mi sembra il caso di ribadirlo
la vita fa schifo
e le persone pure
concordi?
concordo
vado a prendere la corda, tu lo sai fare il cappio?
sisi
io qui fuori ci ho anche la trave
quando ti va passa pure
però in tempi brevi
ok appena possibile
avrei una certa urgenza
lei capisce
capisco
vedrò di fare il possibile
la prego, una mano sulla coscienza
ma certo
allora non mi preoccupo
no nn si deve preoccupare
e le persone sono cattive vero?
molto
molto cattive

si
lo sa perchè quel mio amico ha cominciato ad ignorarmi?
perchè questa estate stavo sempre male
quindi gli rovinavo le serate
che persona squisita
le persone sono anche stupide oltre che cattive vero?
molto
ora lei capisce la mia urgenza ancora meglio
e le tralascio la vicenda del cuore scassato
perchè oltre ad essere surreale è anche molto lunga
tralascio la stessa storia anche a lei
quindi anche lei avrebbe urgenza non lo neghi
nn lo nego
quando si potrebbe fare allora?
nn saprei ma prometto che sarò celere
me lo auguro
insomma cioè ce lo meritiamo
è inutile andare avanti
ce lo siamo meritato
ed è giusto pagare la giusta penitenza
si ce lo siamo meritato potevamo evitarlo e invece...
vabbè c'è chi è convinto che un po uno sempre se la cerca
io ho avuto dei forti sospetti
non lo nego
io si..io me la cerco
ma li ho ignorati
e allora bisogna che io punisca la mia miopia
potrei semplicemente cavarmi gli occhi
sarebbe troppo semplice
ma sono sicuro che il desiderio poi arriverebbe lo stesso, magari da un altra parte
quindi è meglio rimettere tutti i peccati
una volta e per tutte scampare le tentazioni
fare ammenda privata
e condannarsi all'ergastolo
fuori dalla carne
fuori dagli occhi
fuori di sè
fuori e basta
userò questa conversazione per il mio blog
grazie per la collaborazione
e di che
le garantisco l'anonimato
almeno un utilità l'ho trovata

vabbè quindi alla fine ho vinto io
la depressione è bella l'infelicità è gioia
si hai vinto
e tu finalmente sei passata al lato oscuro della forza
ebbene si
allora salutiamoci ora prima che sia troppo tardi
per non avere l'altro sulla coscienza
infatti si...
è stato un piacere fare la tua conoscenza
anche per me
leggi i giornali, sezione cronaca nera
non si sa mai
lo farò
arrivederci e grazie allora
fallo anche tu nell'evenienza
arrivederci
cordialità
saluti

giovedì 12 ottobre 2006

Pay Attention

Uscire dal lavoro e andare in libreria. Comprare per comprare. Scegliere un libro di DeLillo e uno di Dostoevskij. Considerare fra sè che 12 euro per le "Notti Bianche" forse sono un po eccessivi ma sono qui per comprare quindi non importa. Andare alla cassa e pagare. Continuare a pensare ad altro. Tornare in ufficio e aprire la busta con i libri: trovare Bertolt Brecht al posto di DeLillo e accorgersi che Dostoevskij ha il testo russo a fronte. Essenziale testo russo a fronte. Il cerchio si chiude. A chi mi chiederà se conosco il russo dirò direttamente che faccio acquisti sotto l'effetto di psicofarmaci.

Для разрешения конфликтных ситуаций и споров, возникающих в семье, необходимо обратиться к специалисту. С его помощью можно защитить свои интересы, интересы несовершеннолетних детей и собственности, избежать в дальнейшем нежелательных судебных тяжб, отнимающих силы, время и деньги.

Saluti

mercoledì 11 ottobre 2006

Sono un monumento dedicato al surreale

Sono la pietra di paragone del paradosso.
Sono il campione dell'improbabile.
Sono il massimo riconoscimento dell'assurdo.
Sono il primo premio del concorso "cose che capitano assai difficilmente".
Non l'avrei mai immaginato possibile, nemmeno due anni fa ci avrei sperato. Però sono stato contento, oggi. Contento che tempo è passato ma le cose sono cambiate poco. Contento ma perplesso: in fondo sono sempre stato quello pesante, ho sempre avuto la repuatazione di uno che pensa troppo. Finirà che ti verrò ancora a trovare. Ma di nuovo non avremo nulla da dirci. Ci siamo incontrati ma non era stato previsto e allora c'è stato poco di cui parlare. Magari la prossima volta andrà meglio. Oppure ti do l'indirizzo di questo blog così mi dici cosa devo scrivere su di te. Tanto è, che tutto si ripete sempre, soltanto con qualche modesta variazione che fa riscontrare l'assurdità del fatto rispetto al modello pensato. Tutto è così imprevisto eppure così semplice, normale, facilmente spiegabile. Su tutto un unica parola : BOH!

sabato 7 ottobre 2006

Materiale di repertorio

Paga il tuo riscatto con banconote segnate dal tempo, sali in macchina e parti verso il passato, resisti alla tentazione di fare una sosta all'ombra dei tuoi ricordi, non fermarti nemmeno quando ti sembrerà di non aver più niente da ricordare, da rivivere. Questo è tutto ciò che ti sei guadagnato, è il credito che puoi riscuotere da te stesso. Ti eri debitore di una spiegazione. Ora non sai se hai quella giusta; sicuramente hai quella che ti serviva. Mentre la musica cresce di intensità e vibra e percuote l'aria: non ti fermare. Arriverai in un posto lontano da casa. Sarà il nuovo centro dell'universo. Lì dove tutto è ed è stato: ciò che sarà dipenderà solo da te. Da quanto sarai disposto a pagare. Non vuoi più tornare indietro convincitene. Decidi in un istante che la tua casa si trova da quella parte, nella direzione opposta rispetto a dove era prima. Ora hai un obiettivo; fallirlo vuol dire vivere. Continuare a vivere. Vivere è viaggiare e nient'altro. Sentirai di essertelo meritato, stavolta. Continuerai ad andare ed andare, e ogni passo mosso verso casa la renderà più distante. Perduto nel tempo hai trovato la motivazione che cercavi. Crolla la frustazione, si sbriciola la pressione che sentivi chiuderti gli occhi. Devi solo continuare ad andare. Camminare anche quando non ci sarà che strada da camminare. La tua coscienza è polvere: lo sputo dei tuoi sensi di colpa è secco e non la tiene più insieme. Erano passeggeri troppo pesanti per la tua andatura. Non hai più bisogno di loro. Hai te stesso, i tuoi ricordi, la tua strada e una casa a cui non tornerai: è il tuo piccolo prezioso universo, teso all'infinito e in perfetta armonia col suo demiurgo. Finalmente vedi tutto questo e ti è chiaro ciò che non riuscivi a capire: hai bisogno di stare da solo.Lontano

mercoledì 4 ottobre 2006

Là, dove vita vera e surreale si intrecciano

Ogni volta che rimango solo in casa per più di quattro giorni consecutivi vengo colto una strana impressione, Mi sembra che tutto repentinamente muoia nel giro di pochissimo se affidato alle mie esclusive cure. Il basilico muore. Il prezzemolo muore. La piantina vomita l'acqua che gli metto e mi allaga la cucina. Il cibo marcisce più velocemente delle altre volte: il latte si quaglia dopo mezz'ora, forse per dispetto visto che non lo bevo più; la carne si fa marrone dopo un solo sguardo, quasi fosse sdegnata di essere il mio pranzo; il sugo ci mette anni a cuocersi facendo crescere in me il sospetto di essere in realtà della vernice rossa. Tutto mi sembra sporco e divento diffidente perfino della luce: mi rintano nella mia stanza a leggere nell'oscurità nonostante fuori ci sia ancora estate: ho le persiane rotte, se le apro cadono. Le avrò rotte io tre giorni fa, comincio a pensare. Vedo insetti ovunque. Mi dimentico che esiste la muffa se lascio fuori dal frigo le cose: me ne accorgo quando ormai non posso più non accorgermene. Butto tutto nella spazzatura e mi costringo ad andare al secchione. Tornato in casa comincio a pensare che sia io ad emanare una vibrazione negativa, un odore mortale. Dovrò bruciare casa, suppongo. Per pigrizia rinuncio al proposito e esco per andare al lavoro. Passando vedo il cassonetto che vomita. Gli tiro le mie pasticche scadute.

martedì 3 ottobre 2006

Anonimo Anonimo... Anonimo un CAZZO!

Che uno si sceglie il nome anonimo e ci mette pure l'articolo davanti: L'Anonimo. E fino a qui tutto fila. C'era anche un bel ragionamento sulla contraddizione di definirsi tali (cioè anonimi e indistinguibili) e poi personificarsi in uno di essi (proprio in un solo anonimo): ma non è di questo che sono qui per parlare. Io voglio semplicemente sapere come hai fatto a trovare questo blog: cioè , appunto, non è bastato cercare di essere anonimi fin dal principio (e dichiararlo fin nel dominio) ma questo blog lo conoscono 3 e ripeto 3 persone di numero. Guarda ti prego dimmi come l'hai trovato altrimenti mi scoppia il cervello, shiny stat non mi aiuta a riguardo. Il post lo cancello stai tranquillo, anche se a malincuore perchè era davvero divertente. Ammetto che fosse un post abbastanza scorretto ma mettiti anche nei miei panni (a me questa cosa che uno mai visto e conosciuto abbia trovato sto posto tra i milioni di altri presenti e che per giunta questa persona abbia anche il mio numero di telefono e che per di più sia coinvolto più che direttamente nell'argomento del post, ma che dico, che praticamente sia l'argomento di quello,mi manda ai pazzi). Cmq davvero fammi sapere come ci sei arrivato. Che altro...mandami una mail (visto che il mio indirizzo ce l'hai e ne hai abusato finora) oppure richiamami se vuoi altri chiarimenti sulla vicenda: oggi andavo un po di fretta e mi hai preso alla sprovvista, però se ti interessa la mia versione dei fatti chiamami pure(meglio però se lo fai la sera dalle 20 a mezzanotte che prima o sto in casa o sto in giro e, rispettivamente, in casa non mi prende il telefonino e in giro non credo che sia discreto far sapere a tutti i cazzi nostri, ma sopratutto tuoi).
Soprattutto non voglio perdere l'unico contatto che provenga al di fuori di Roma (butto un occhio anche alle pubbliche relazioni)
Al che uno potrebbe dire: ma chi te lo fa fare?
Non muovo ciglio e rispondo che è subito scattata in me una forte solidarietà maschile e, non indifferente, la prospettiva di fare da testimone chiave nell'intera vicenda mi affascina.
E poi dai fate la pace e non perdete di vista questo blog: sono disposto a farvi da padrino alla nascita di un eventuale pupo. Oppure fate come vi pare.

(se non sei d'accordo con quanto ho scritto questa volta dimmelo che cancello tutto: ormai qui decidi tu. Anzi decidi tu: stasera che mangio?)

lunedì 2 ottobre 2006

Vorrei ma non posso

Mi hanno invitato ad una manifestazione e ci sono andato. Già questo dovrebbe essere un fatto rilevante se non fosse che la manifestazione era in onore e in battaglia di certi operatori di call center precari (non ho raccolto ulteriori particolari nella mia memoria a breve termine, supponendo che venerdì scorso sia un breve termine). Io sono precario, ma ormai va di moda quindi non starò qui a discutere di questo. Mi limiterò piuttosto a fare un elenco dei lavori che mi piacerebbe fare e che il sistema non riconoscendo il mio talento le mie potenzialità e le mie conoscenze non mi permette di fare. Questa è la vera condizione precaria e frustrante del giovane di oggi:

  • lettore professionista;
  • degustatore d'acqua;
  • montatore di mobili ikea;
  • comparsa teatrale nell'unico ruolo di personaggio che dorme su divano in fondo alla scena (volendo posso fare questo ruolo anche in performance dal vivo);
  • prete non disposto però a lavorare di domenica (è giorno del Signore per tutti);
  • passeggero di compagnia per lunghi viaggi;
  • consulente.

Potrei dilungarmi a lungo nella spiegazione dettagliata di ogni mestiere, ma non ci ho voglia: questo fa sicuramente di me una persona determinata e capace di portare a termine un qualsiasi lavoro(sono la vostra risorsa umana perfetta, non fatevi scappare questa occasione). Ho voglia di leggere e così facendo cercare di diventare un lettore di professione: a questo scopo leggo solo in pubblico. La prossima volta, invece di andare ad una manifestazione o mettermi a scrivere un post del genere è meglio se mi cerco un lavoro. Uno serio intendo.

Saluti.

mercoledì 27 settembre 2006

Fa che non sia una sua mail

Dico un sacco di cose in questi giorni ma, se venisse qualcuno a chiedermi se davvero le abbia pensate o dette io, allora sono più che certo che stenterei a rivendicarne la paternità. Dico delle frasi che non avevo neppure immaginato si potessero dire ad un' altra persona: potere dell'emozione, dell'amore forse? No? Semplice ispirazione del momento? Impulso o raziocinio?

Se avessi risposto ad ognuna delle mail che mi sono arrivate nell'ultima settimana seguendo il mio istinto e digitando le parole che mi si affacciavano alla bocca intenzionate a schiantarsi di fuori sono sicuro che ora ci sarebbe una persona molto offesa e con una pessima reputazione del sottoscritto. Quindi, lezione numero 1: per rispondere ad una mail di S. scartare sempre l'impulso. Passiamo allora al raziocinio.
  • Lasciare passare alcuni minuti dall'arrivo della mail ancora prima di leggerla: bisogna infatti abituarsi al fatto che ci sarà scritta una brutta notizia, oppure una bella notizia che nel giro di poche ore cambierà la sua natura grazie ad una assurda concatenazione di eventi passando da "rosea prospettiva" a "cataclisma\apocalisse emotiva".
  • Aprire la mail trascurando l'oggetto e tenere costantemente presente che si ha a che fare con un essere volubile confuso e vulnerabile: una 19enne.
  • Leggere la mail.
  • Leggere di nuovo la mail sottolineando con una bestemmia le eventuali contraddizioni presenti (test scientifici dimostrano che le bestemmie saranno sempre un valore maggiore uguale a 3,2 per mail)
  • Leggere infine la suddetta per l'ultima volta in maniera calma e composta facendo finta che non sia la propria casella di posta (t'oh c'è posta per l'Anonimo)
  • Alzarsi ed andare a fumare una sigaretta anche se si è smesso da 9 mesi 26 giorni e 19 ore circa (Stima approssimativa)
  • Sfogarsi col posacenere a piantana, i cartellini delle presenze e l'estintore.
  • Recarsi di nuovo all'apparecchio carichi di una sicumera derivante dall'approvazione suscitata nell'estintore dalle tue tesi sul rapporto di coppia
  • Respirare profondamente
  • Prendere un sacchetto di plastica (munirsi precedentemente del suddetto) e riporvi la propria di dignità
  • Cominciare a scrivere la più cupa castrante avvilente carica di presagi mortali mail sulle sorti della tua persona in seguito alle di lei azioni.
  • Scrivere frasi così ad effetto che neppure Gigi D'Alessio le userebbe mai per una sua canzone.
  • Strapparsi il cuore e grattarlo sulle corde di una chitarra per suonare una serenata (supergiù)

Ecco.

Ecco perchè poi rileggi quello che hai scritto dopo poche ore e pensi di non poter essere stato tu.

Ecco perchè cominci a provare per te un sincero disprezzo culturale.

Ecco perchè non comprendi davvero chi te lo faccia fare (ma quando glielo senti dire impazzisci di rabbia).

Il dado è tratto e non resta che mettersi al riparo; l'elmetto in testa e le dita nelle orecchie:da lì a poco attererà una bomba nella tua cassella di posta.